venerdì 11 settembre 2009

Nuovo blog

Ora scrivo qui:

http://www.freddoangelodifuoco.splinder.com/

venerdì 4 settembre 2009

Dedicata

Ho tanta voglia di denunciarti, spero di avere l'occasione e non avrò pietà. Almeno imparerai che, prima di entrare in casa di qualcuno, si chiede il permesso. Proprio partendo da questo presupposto mi sono convinto che non puoi insegnare niente a nessuno. Niente di niente. Tu e i tuoi "simpatici" amichetti. Non pretendo che tu comprenda, magari sei così solo perchè il tuo cervello è bruciato dalla cocaina.
Con affetto...

P.S. Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale...

mercoledì 22 aprile 2009

Il Muro di Rebellin

Freccia Vallone, per molti è solo il muro di Huy da ripetere tre volte. L’ultima decide, quasi sempre, il nome del vincitore. Prima dell’ultima “arrampicata”, però, devi fare tanta fatica. Non per niente la Freccia Vallone è considerata una piccola Liegi-Bastogne-Liegi. Piccola solo perché è più corta di 60 km, tanti nello sport delle due ruote. La Freccia Vallone non è solo il muro di Huy. Gli strappi in totale sono 11, alla fine tutti lasciano il segno nelle gambe. Come diceva qualcuno:<< È la somma che fa il totale…>> e la fatica che si somma prima del muro di Huy è tanta. Damiano Cunego, Oscar Freire, Cadel Evans, Philippe Gilbert, Alejandro Valverde e Davide Rebellin Philippe Gilbert, Robert Gesink, Samuel Sanchez, Andy Schleck, Vincenzo Nibali i nomi dei corridori candidati ad arrivare ai piedi del Muro e provare l’ultimo scatto, quello decisivo. Tanti nomi ma pochi sono arrivati con la gamba giusta nel momento decisivo, fra loro c’erano un paio di italiani. Uno dei due, Rebellin, ha vinto confermando la tradizione favorevole dei corridori italiani in questa gara.
MOREAU PROVA DA SOLO Moreau questa mattina è partito con un’idea meravigliosa, fare l’impresa. Quando mancano 50 km all’arrivo è protagonista di una fuga solitaria con un vantaggio di oltre 5 minuti. La sua idea meravigliosa, però, deve fare i conti con le intenzioni del gruppo. Dietro non erano d’accordo, le squadre dei favoriti su tutti. La sfida era improponibile, gli inseguitori hanno ridotto progressivamente e inesorabilmente il vantaggio del francese. Ai -43 km una rampetta fa venire voglia di fuga, qualche scatto ma i vogliosi non vanno da nessuna parte. Il gruppo rimane compatto. Ancora scatti e contro scatti e, fino alla fine, qualcosa succede. Quando mancano 35 km al traguardo 17 corridori riescono a prendere un leggero vantaggio sul gruppo principale, 20’’ circa. Neanche questa si rivelerà l’azione decisiva. Il plotone, guidato dalla Cervélo, non molla e li riprende.

COTE DE BOHISSEAU, ANCORA SCATTI Sulla Cote de Bohisseau ancora prove di fuga, si avvantaggia un gruppo di 5 corridori tra loro ci sono Cataldo, Kreuziger e Ivanov. Lo strappo decreta la fine del sogno di Moreau. Il corridore francese è ripreso dal gruppetto dei fuggitivi. La Cote de Bohisseau è solo il luogo di qualche scintilla ma non è ancora arrivato il momento della fuga decisiva. Il gruppo si ricompatta poco dopo la fine dell’ascesa. Arriva il momento della Cote de Bousalle ed arriva il momento di Serpa. Il colombiano ai – 20 km viaggia con un vantaggio di oltre 15’’. Ottime intenzioni, encomiabile il suo tentativo ma il gruppo riassorbe anche la sua azione.

IL MURO DI REBELLIN La penultima ascesa, quella più lunga, mette in fila indiana il gruppo e fa selezione. Scarponi, Gasparotto e Ivanov provano a portare via un gruppetto ma la loro azione dura il tempo di un istante. Ancora scatti e davanti restano in sei Scarponi, Rodriguez e Pfannberger, Kreuziger, Tiralongo e Kroon. Gli uomini di testa, quando mancano 5 km al traguardo, hanno un vantaggio di 7 secondi. Dietro inseguono il Team Columbia, l’Euskaltel e la Silence Lotto, il destino dei fuggitivi è segnato cosi come quello della corsa, si decide tutto sul Muro di Huy. Inizia l’ascesa e cominciano gli scatti, questa volta sono quelli decisivi. Wegmann si avvantaggia. I favoriti sono in testa al gruppo, riprendono Wegman e aspettano il momento decisivo, quello dell’allungo vincente. Andy Schleck, Rebellin, Cadel Evans sono davanti a tutti, Cunego è leggermente staccato. Rebellin ha già vinto due volte la Freccia Vallone, sa dove piazzare l’attacco vincente e ha il colpo di pedale giusto. Il corridore veneto inizia la sua progressione quando mancano 200 metri al traguardo. Cadel Evans e Schleck sono stremati, il suo vantaggio aumenta progressivamente ed arriva da solo sulla linea del traguardo. È la somma che fa il totale. Tanti muri, tanta salita, tanti km significano tanta fatica. Davide Rebellin di fatica da questa parti ne ha fatta tanta ma è stata ricompensata con tante vittorie, tre per la precisione. Da oggi il Muro di Huy è ancora un po’ di più il muro di Rebellin.

Classifica finale: 1) Rebellin 2) Schleck 3) Cunego 4) Sanchez 5) Cadel Evans

domenica 19 aprile 2009

In Olanda parlano russo

È arrivato il momento degli italiani? La speranza, alla vigilia dell’Amstel Gold Race, era quella di sentire una risposta affermativa. L’Amstel Gold Race, uno dei terreni di caccia preferiti dai corridori italiani negli ultimi anni, aspettava, su tutti, un guizzo vincente di Damiano Cunego. Il piccolo principe, dopo un brillante inizio di stagione, avrebbe voluto portare a casa una grande classica. Le cose, purtroppo, sono andate diversamente. La prima gara della settimana più importante di questo suo inizio di stagione ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Avrà modo di rifarsi. Oggi la gara olandese ha parlato russo. Da segnalare l'assenza al via di Danilo Di Luca a causa della polemica esclusione della LPR.

SCHLECK OUT, FREIRE ALL’ATTACCO Uno dei favoriti della vigilia, Frank Schleck, è costretto al ritiro a causa di una brutta caduta a 70 km dal traguardo. Quando mancano poco più di 40 km all’arrivo Freire è all’attacco con Terpstra, Agnoli e Bourgart. Il gruppo dei primi ha un vantaggio di 20 di secondi. Dietro l’inseguimento è guidato dalla squadra di Valverde. I quattro di testa sono raggiunti da Sorensen della Saxo Bank quando mancano 35 km al traguardo. Il ricongiungimento è il segnale che fa calare il sipario sulla fuga, dopo pochi istanti il gruppo si ricompatta.

PROVE DI FUGA Dopo il ricongiungimento si susseguono i tentativi di fuga. Deveyneis, corridore della Quick Step prendi tutto di questa prima parte delle classiche del Nord, prova l’attacco solitario ma da solo non va molto lontano, viene raggiunto da Rogers e DeKort. I tre fuggitivi restano sempre nel mirino del gruppo principale per essere raggiunti sul Gulperberg. Alla fine dello strappo c’è un altro tentativo di fuga guidato da Kreuziger e Gasparotto, il loro vantaggio arriva a 15’’. Il gruppo li raggiunge sullo strappo n° 27. Arriva il turno della salita delle Antenne. Chi si aspettava qualche azione da parte dei big resta deluso, oggi non succede niente da quelle parti. Gasparotto della Lampre detta il ritmo ma non vuol fare selezione. Kreuziger scatta di nuovo, questa volta il suo attacco è solitario. Ivanov, molto attivo, cerca di raggiungere il leader della corsa. Il russo è protagonista di una bella progressione e si porta dietro da Nibali. I due, però, non collaborano e il corridore della Liquigas rimane in testa da solo.

IL KEUTENBERG FA SELEZIONE, IL CAUBERG DECIDE Il Keutenberg, lo strappo più duro, fa selezione. Davanti restano poco più di dieci corridori, Kreuziger deve dire addio ai suoi sogni di gloria così come Rebellin. Il corridore veneto non è riuscito a tenere le ruote dei primi. Gesink prova l’attacco, poco dopo è raggiunto da Ivanov e Kroon. I tre trovano l’accordo, potrebbe essere l’azione vincente. Il loro vantaggio aumenta rapidamente. Quando mancano 8 km al traguardo raggiunge i 20’’. Cunego, purtroppo, non ha creduto alla loro azione, la fuga dei tre si rivelerà decisiva, con lui è rimasto solo Gasparotto, stremato. Il gruppo degli inseguitori si organizza quando mancano solo 5 km all’arrivo. La Silence Lotto è la protagonista assoluta, forza il ritmo e lo svantaggio dai fuggitivi si riduce rapidamente. L’azione degli inseguitori, però, non è sufficiente per colmare il distacco. Inizia il Cauberg e Gelsink si stacca. Kroon aumenta l'andatura, Ivanov resiste alla sua ruota e, ai 300 metri, prova lo scatto decisivo. I due sono stremati, arrivano alla fine della salita in testa. Ivanov stringe i denti e si aggiudica la volata. Il russo è stato uno dei protagonisti principali della gara, è riuscito ad entrare nella fuga giusta e ha vinto con pieno merito. Cunego, quinto alla fine, avrà la possibilità di rifarsi già da mercoledì prossimo.

Classifica finale: 1) Ivanov 2) Kroon 3) Gesink 4) Gilbert 5) Cunego

E pensare che sembrava tutto inutile

Roma Lecce, giochiamo e vediamo cosa succede. Per la Roma il rischio di abbassare la guardia e pensare di non avere più obiettivi da raggiungere era molto alto. Abbandonato il discorso scudetto, svanito il sogno Champions League, eliminati dalla Coppa Italia e perso il derby verrebbe a tutti la voglia di staccare la spina. Però, c’è sempre una possibilità, si chiama quarto posto. Alla vigilia dell’incontro con il Lecce sembrava lontano, irraggiungibile. Ieri sera, però, il Genoa ha perso, una vittoria oggi pomeriggio ridurrebbe il distacco a quattro punti da una delle dirette contendenti. Quindi, perché non provarci fino in fondo? La Roma ci ha provato cercando di non pensare al solito problema indisponibili. Questa volta il reparto più colpito è stato la difesa. Doni, Mexes e Juan i nomi degli assenti cui si è aggiunto, in attacco, il nome del solito Vucinic. La Roma ci ha provato e, oggi pomeriggio, tutto è girato per il verso giusto.

PARTENZA SPRINT Dopo un minuto De Rossi cerca la via del gol. Capitan Futuro tira da 30 metri, Benussi riesce a deviare la conclusione. È solo la prova del gol. Dopo un minuto l’arbitro fischia un calcio di punizione per la Roma. Batte Baptista, Benussi fa un miracolo e respinge. Purtroppo per lui da quelle parte c’è Totti che con si fa pregare due volte e porta la Roma in vantaggio. Gol importante per la Roma, indimenticabile per Totti che raggiunge Amadei storico attaccante giallorosso. Il Lecce prova a reagire con Caserta, la sua conclusione finisce fuori di poco. Per gli ospiti l’inizio è molto difficile a causa dell’immediato vantaggio della Roma e dell’infortunio di Caserta che si è fatto male in occasione del tiro in porta.

RADDOPPIO ROMA I salentini, nonostante l’inizio in salita, non vorrebbero mollare. Provano a resistere agli attacchi dei padroni di casa e cercano di impensierire Artur. La differenza tecnica, però, tra le due squadre è evidente e, al 13’, la Roma raddoppia. Motta crossa dalla destra, la palla arriva a Brighi che non si lascia sfuggire l’occasione e mette la sfera in rete. La volontà mostrata nei primissimi istanti non è sufficiente, il rischio tracollo per gli ospiti è concreto. Gli uomini di De Canio dovrebbero dimostrarsi più organizzati in campo e giocare con una maggiore cattiveria agonistica. Per la Roma, nel frattempo, le cose si mettono bene in prospettiva quarto posto, la Fiorentina perde con l’Udinese. Al 20’ ancora Roma, Totti prova la conclusione da fuori area. Il suo diagonale è teso ma centrale e Benussi respinge con i pugni. Lo imita, poco dopo, Baptista ma il tiro è impreciso.

VICINI AL TRIS MA IL LECCE SEGNA Ancora Baptista. La Bestia si fa trovare pronto sul cross di Motta, colpisce di testa e sfiora il palo. La difesa del Lecce sembra addormentata quella della Roma soffre di qualche amnesia. Sull’azione successiva Munari si fa trovare da solo in area e, di testa, sfiora il pareggio. Il Lecce prova a giocare il tutto per tutto e cerca di prendere l’iniziativa del gioco. Al 31’ Munari è ancora protagonista, questa volta il suo tentativo si conclude in gol. Il giocatore del Lecce è bravo ad approfittare di un’incertezza difensiva della Roma e batte Artur. La partita si riapre, la Roma ricomincia a spingere ma non crea grossi pericoli. I giallorossi soffrono sulla fascia sinistra, Tonetto e Baptista non assicurano una sufficiente copertura difensiva. Al 40’ ancora un tentativo dei salentini, Tiribocchi colpisce di testa ma la conclusione è imprecisa. La Roma risponde con Baptista. La Bestia crossa in area, Polenghi devia verso la sua porta. Benussi è pronto e blocca la sfera. Le due squadre si affrontano a viso aperto, ci sono continui ribaltamenti di fronte fino alla fine della prima frazione di gioco.

INIZIO ROMA, PAREGGIO LECCE L’inizio della ripresa ricalca le orme della prima frazione di gioco, non fino in fondo però. I padroni di casa sono più propositivi ma subiscono il pareggio. Al 5’ Baptista scende sulla sinistra e mette al centro. Tira Brighi, la sua conclusione è deviata in corner. Sull’azione successiva ci prova Totti, anche il suo tentativo è salvato in angolo. La Roma spinge e il Lecce pareggia con Papadopoulos. Il greco riceve una bella palla da Tiribocchi e non da scampo ad Artur. Un lampo inaspettato visto l’inizio della ripresa, i padroni di casa pagano qualche distrazione di troppo e la disposizione in campo approssimativa.

RIGORE ROMA, 2° GOL DI TOTTI Al 13’ Julio Bapitsta è ancora protagonista. Entra in area e prova a saltare Edinho. Il brasiliano cade e l’arbitro fischia il calcio di rigore. Batte Totti che non si lascia sfuggire l’occasione, padroni di casa di nuovo in vantaggio. Gol fondamentale per i giallorossi, decisione dell’arbitro discutibile. Baptista sembra aver cercato il contatto con Edinho volontariamente. Il Lecce risponde con Zanchetta. Il giocatore del Lecce batte un bel calcio di punizione, Artur è bravo a salvarsi in angolo. Dopo un minuto ancora Lecce. Questa volta ci prova Tiribocchi dal limite dell’area di rigore. Il suo tiro finisce fuori di poco. Gli ospiti vogliono portare a casa qualcosa di più di una sconfitta. La Roma prova a chiudere la partita con De Rossi. Capitan Futuro lascia partire un bel rasoterra dalla distanza, Benussi è pronto e blocca la sfera.

BRIVIDO KONAN Al 25’ Konan mette i brividi alla difesa romanista. L’attaccante giallorosso, in campo da pochi secondi, entra in area e tira. Per fortuna dei romanisti da quelle parti c’è Motta che salva la rete di Artur. Dopo due minuti la situazione per i salentini si complica notevolmente a causa dell’espulsione di Ariatti. Il giocatore del Lecce è espulso per un brutto fallo a piedi uniti su Pizarro. La Roma si catapulta in avanti e guadagna una serie di calci d’angolo. L’occasione più pericolosa capita sui piedi di Brighi che tira a colpo sicuro ma il suo tiro è deviato dai difensori avversari. Al 33’ una grande invenzione di Totti. Il capitano libera con un bellissimo colpo di tacco Tonetto. L’esterno giallorosso tira in corsa ma la sfera, seppur di poco, finisce fuori. Applausi a scena aperta per il numero 10 romanista. Il Lecce nonostante lo svantaggio e l’inferiorità numerica non alza bandiera bianca. Al 39’ ci prova ancora Konan, il suo colpo di testa finisce tra le braccia di Artur. Nel primo minuto di recupero ancora un brivido, Artur non trattiene un cross basso proveniente dalla destra che, per sua fortuna, finisce in corner. È l’ultima emozione del match che si conclude con la vittoria dei padroni di casa. Alla vigilia sembrava una partita inutile, alla fine si potrebbe rivelare fondamentale. La contemporanea sconfitta di Genoa e Fiorentina ha riaperto la rincorsa al quarto posto. Sabato prossimo la trasferta di Firenze sarà un passaggio molto importante nella stagione romanista, un passaggio da non fallire.

ROMA-LECCE 3-2 (p.t. 2-1)
ROMA (4-2-3-1): Artur 6; Motta 7; Diamoutene 6; Riise 6,5; Tonetto 6; Pizarro 6,5; De Rossi 6,5; Brighi 7; Perrotta 6; Baptista 7 (38’ s.t. Cassetti 6); Totti 7,5 (45’ s.t. Montella s.v.) Allenatore: Spalletti
LECCE (4-4-1-1): Benussi 6,5; Polenghi 5,5; Fabiano 5,5; Esposito 5,5; Giuliatto 5,5; Munari 6,5; Edinho 6,5 (25’ s.t. Konan 6); Zanchetta 6; Ariatti 5; Caserta s.v. (8’ p.t. Papadopoulos 6,5) Tiribocchi 6,5 ( 28’ s.t. Ardito 6). Allenatore: De Canio
Arbitro: Mazzoleni di Bergamo
Marcatori: 3’ p.t., 14’ s.t. rig. Totti (R); 13’ p.t. Brighi (R); 31’ p.t. Munari (L); 9’ s.t. Papadopoulos (L).
Ammoniti: 17’ p.t. Zanchetta (L); 21’ s.t. Diamoutene (R).
Espulsioni: 27 ‘ s.t. Ariatti (L).

I sogni sono dolci solo per i nuovi

È l’anno delle novità e delle sorprese. Ha iniziato la Brawn GP, continua la Red Bull che ha conquistato il primo e il terzo posto, rispettivamente con Vettel e Webber, sulla griglia di partenza. Tra i due piloti della Red Bull c’è Alonso. Red Bull davanti a tutti senza diffusori, dichiarati regolari dalla FIA a seguito dell’appello presentato dalla Ferrari eD altre scuderie. Renault in seconda posizione proprio grazie al diffusore, novità adottata in occasione del GP di Cina. La Brawn GP conferma il buon momento piazzando Barrichello e Button in quarta e quinta posizione. Dolci sogni per i nomi nuovi della stagione 2009 che diventano incubi per i protagonisti di quelle passate, Ferrari e McLaren su tutti. Raikkonen ottavo e Massa che non riesce a qualificarsi per l’ultima manche delle qualifiche per le Rosse senza Kers in occasione del GP cinese, Hamilton nono e Kovalainen dodicesimo per la McLaren. È il magro bottino delle qualifiche per le dominatrici delle ultime due stagioni.

PARTENZA BAGNATA La pioggia obbliga alla partenza dietro la safety car, tutti montano le gomme da bagnato. Un’emozione in meno, quella del via per lasciare spazio alla sicurezza, molte possibilità di emozioni in più a causa o grazie alla pioggia. Il problema più grosso è quello della visibilità, nuvole d’acqua si sollevano dietro le vetture impedendo ai piloti di vedere cosa succede davanti. Il problema principale è quello di riuscire a prevedere l’evoluzione delle condizioni climatiche e scegliere la tattica migliore. Le condizioni della pista sono molto difficili e qualche pilota, nonostante il regime di safety car, non controlla la vettura e va dritto. Alonso effettua una sosta ai box.


COMINCIA LA GARA VERA All’inizio dell’8° giro la safety car rientra ai box, comincia la gara vera. Raikkonen cede il passo a Hamilton e comunica ai box di avere problemi con il motore. La pioggia esalta il talento del campione del mondo che rimonta fino al 5° posto. All’11° giro l’inglese forza troppo il ritmo, perde il controllo della vettura ed è costretto a cedere diverse posizioni. Sarà una costante della sua gara. Nelle retrovie si mette in mostra Massa. Il brasiliano in rosso, partito con molta benzina a bordo, rimonta posizioni su posizioni. Il suo ritmo gli potrebbe consentire di lottare per la vittoria finale.

PIT STOP RED BULL Al 14° giro Webber rientra ai box per effettuare la prima sosta, torna in pista 6°. Il giro successivo lo imita il leader della corsa, Vettel. Button va in testa, Buemi è scatenato. Lo svizzero della Toro Rosso viaggia in quarta posizione. La gara, a causa della pista bagnata, offre diverse emozioni. È difficile tener conto di tutti i duelli.

ANCORA SAFETY CAR Nel corso del 17° giro Trulli è tamponato da Kubica e perde l’alettone posteriore. Lo scontro costringe al ritiro il pilota italiano. Il giro successivo ritorna in pista la safety car a causa dei detriti rimasti in pista dopo l’incidente tra il pilota italiano e il polacco. Diverse vetture approfittano della situazione per effettuare il pit stop. La Brawn GP è la scuderia che riesce ad approfittare della situazione avendo programmato la sosta proprio quando è iniziato il regime di safety car. Dopo un paio di giri è costretto ai rientrare ai box Buemi, anche lui vittima di un incidente.

MASSA OUT Massa finisce la sua gara nel corso del 20° giro. Il motore della Ferrari si spegne misteriosamente, forse un problema elettrico impedisce al pilota verde oro di continuare nella sua bella prestazione. Dopo un paio di giri rientra in pista la safety car, Vettel è ancora in testa seguito da Button e Webber. Raikkonen, nonostante i problemi accusati al motore è quinto. Il finlandese, però, non ha effettuato la sosta. Raikkonen rientra ai box nel corso del 27° giro, impiega molto tempo e ritorna in pista 15°. Si tratterà del suo unico Pit Stop. Diversi piloti soffrono le condizioni della pista. Nakajima, Sutil e Piquet perdono, in più di un’occasione, il controllo della vettura.

VETTEL VOLA Vettel si conferma un artista nella guida sul bagnato e stacca di diversi secondi Button. L’inglese è vittima, inoltre, di un’uscita di pista. Un dubbio sulle prestazioni del pilota della Red Bull, va così forte perché la sua vettura ha poca benzina a bordo? La risposta è fondamentale, potrebbe decidere l’esito della gara. Dietro il leader della gara si sfidano Button e Webber. Il pilota della Red Bull supera e stacca l’inglese della Brawn GP. Il leader del mondiale, molto probabilmente, ragiona in ottica campionato del mondo.

PIT STOP McLAREN Hamilton esegue la prima e unica sosta quando mancano 23 giri al termine, il campione del mondo rientra in 8° posizione. Il giro successivo lo imita Kovalainen. Poco dopo tocca ad Alonso e Kubica. Il pilota della BMW è costretto a cambiare l’ala anteriore danneggiata a causa di un contatto. Vettel effettua il pit stop, ritorna in pista dietro Button. Dopo un paio di giri lo imita Webber, l’australiano rientra in terza posizione.

SFIDA RED BULL BRAWN GP La sfida per le prime quattro posizioni è tra Red Bull e Brawn GP. Button, Vettel,Webber e Barrichello sono gli unici protagonisti. Vettel oggi vuole la vittoria, quando mancano quindici giri al termine supera Button e va in testa. Rosberg gioca il tutto per tutto e monta gomme intermedie. La sua scelta si rivelerà sbagliata. Raikkonen continua a viaggiare nelle retrovie, è costantemente tra la 12° e la 13° posizione. Button entra ai box al 42° giro e ritorna in pista 4°. Barrichello lo imita il giro successivo cedendogli la terza piazza. Il brasiliano, nonostante non effettui il cambio gomme, ritorna in pista quinto alle spalle di un incredibile Buemi. Vettel e Webber sono ai primi due posti, la gara la possono perdere solo loro. Hamilton e Kovalainen si sfidano per la 5° piazza, il finlandese approfitta di un errore del compagno di squadra e lo supera. Hamilton continua a sbagliare e si fa superare anche di Sutil. Il sogno del pilota tedesco dura poco, forse sente troppo la pressione del campione del mondo ed esce di pista. La pioggia aumenta di intensità e costringe Rosberg a ritornare sui suoi passi. Il tedesco della Williams è costretto a rientrare ai box per montare gomme da bagnato estremo.

VINCE IL PIU’ GIOVANE Il più giovane pole man, il più giovane vincitore nella storia della F1 continua a stupire e conquista il suo secondo GP in carriera. Il tedesco della Red Bull precede il suo compagno di squadra Webber. Vittoria senza diffusori, un ulteriore notizia negativa per chi credeva che si trattasse dell’elemento determinante. Button e Barrichello finiscono in 3° e 4° posizione. I sogni, nel 2009, continuano ad essere dolci solo per le novità della stagione. Per gli altri, i grandi, forse sarebbe meglio dire ex grandi, sembra un anno da incubo. Le due McLaren, 5° e 6°, limitano i danni. La Ferrari è ancora senza punti, sembra dover continuare nell’inseguimento all’inizio di stagione più disastroso della sua storia.

Classifica finale: 1)Vettel 2) Webber 3) Button 4) Barrichello 5) Kovalainen 6) Hamilton 7) Glock 8) Buemi.

sabato 18 aprile 2009

C’era una volta… chiedetelo a Drogba

Arsenal Chelsea, quelle che potrebbero essere le due protagoniste della prossima finale di Champions League, questa sera si sono incontrate nella semifinale di FA Cup, una questione in famiglia. Le due squadre londinesi, infatti, si sono aggiudicate 7 delle ultime 12 edizioni della competizione calcistica più antica del mondo. Il Chelsea, dopo lo spettacolare pareggio che gli ha permesso l’accesso in semifinale di Champions, voleva conquistare la finale della FA Cup. Per farlo doveva sfatare il tabù Arsenal. Gli uomini di Wenger non conoscevano la parola sconfitta contro i Blues, in questa manifestazione, da oltre 60 anni. Questa sera le cose sono andate diversamente. Arsenal Chelsea, una promessa di spettacolo per quanto le squadre d’oltremanica hanno fatto vedere nell’ultimo turno della massima competizione europea. Promessa non mantenuta fino in fondo, probabilmente hanno risentito della fatica accumulata mercoledì scorso.

VORREI MA NON RIESCO Nei primissimi minuti l’Arsenal prova ad attaccare ma non è efficace. La difesa dei Blues regge l’urto, per la verità non molto convinto, dei Gunners. La prima occasione da gol è del Chelsea. Fabianski sbaglia l’uscita su un lancio di oltre 40 metri, Drogba lo anticipa di testa e conclude a porta vuota. Il risultato è salvato da un difensore che devia in corner. Con il passare dei minuti il Chelsea si trasforma, è più aggressivo e per i Gunners diventa sempre più difficile superare la linea di metà campo. I Blues prendono il controllo della sfera e cercano il varco giusto nella difesa avversaria, inutilmente. Le prime fasi del match hanno, per entrambe le squadre, il sapore del vorrei ma non riesco.

WALCOTT GOL Al 16’ un lampo del Chelsea. Ballack e Drogba sono i protagonisti. L’ivoriano entra in area di rigore e mette al centro. Fabianski questa volta è attento e blocca la sfera. Dopo un minuto l’Arsenal va in vantaggio. Adebayor scende sulla sinistra, serve Gibbs che crossa al centro. Walcott colpisce la sfera al volo e, con la complicità di una deviazione di Cole, porta i Gunners in vantaggio.

REAZIONE DEI BLUES Il vantaggio galvanizza gli uomini di Wenger, i Gunners sembrano poter creare gioco con più convinzione. Dura poco, il Chelsea reagisce, Malouda e Drogba sono i due protagonisti principali. Il centrocampista dei Blues si libera sulla sinistra e, quasi dalla linea di fondo campo, conclude verso la porta avversaria. La sfera passa sotto le braccia di Fabianski ma finisce fuori. Dopo qualche minuto Lampard ruba palla a centrocampo e serve Drogba. La conclusione dell’attaccante dei Blues, però, è fuori misura. La partita si sviluppa soprattutto a centrocampo. Rapidi passaggi e pressing il tema principale del match.

BOOM, BOOM, BLUES. PAREGGIO E VANTAGGIO SFIORATO Al 32’ il pareggio del Chelsea. Malouda riceve palla in area, si libera bene di Ebouè e conclude. Il suo tiro è imparabile, il risultato ritorna in parità. Dopo qualche minuto Anelka va vicino al gol del vantaggio. Ruba palla in area, si libera prepotentemente di un avversario e tira. La sua conclusione, però, finisce sul palo. I Blues continuano a spingere, cercano il gol del vantaggio con maggior convinzione rispetto agli avversari. Al 43’ ci prova Essien la sua conclusione è troppo centrale e finisce tra le mani del portiere avversario.

FATICA CHAMPIONS La ripresa inizia sulla falsariga della prima frazione di gioco, Arsenal in avanti alla ricerca del gol di vantaggio. Dopo poco più di tre minuti Adebayor prova la conclusione ma il suo tiro è completamente fuori misura. Anche in questo caso i Gunners non spingono con molta convinzione. Entrambe le squadre, forse, risentono delle fatiche di Champions, ad ogni modo la partita è piacevole.

GUIZZO BLUES, REAZIONE GUNNERS Un lampo del Chelsea. All’8 un rapido scambio fra Drogba, Anelka e Lampard è chiuso in corner dalla difesa dei Gunners. Gli uomini di Wenger soffrono ma, al 13’, mettono qualche brivido a Cech. Walcott riceve sulla destra e crossa in area. Il pallone, però, è troppo forte e nessun compagno di squadra riesce a trovare la deviazione.

STESSO COPIONE La partita va avanti sullo stesso copione del primo tempo. Si gioca a centrocampo, brevi passaggi e lancio lungo verso il compagno libero dalle parti dell’area avversaria per superare il pressing dei rivali. Tentativi inutili. Il match, infatti, offre poche occasioni da rete. Al 22’, finalmente, una conclusione pericolosa. Drogba scende sulla sinistra e crossa in area. La sfera arriva a Lampard che colpisce al volo ma tira fuori. Blues ed Arsenal, verso la fine del match, vanno avanti quasi per inerzia. Provano a cercare la via della rete, forse sarebbe meglio dire vorrebbero provare, ma non la trovano. Solo un’invenzione potrebbe sbloccare il risultato di parità. Wenger manda in campo Arshavin al posto di Van Persie con la speranza che il russo possa inventare il colpo vincente.

C’ERA UNA VOLTA… Serviva il guizzo vincente e lo trova Drogba contro una delle sue prede preferita. Lungo lancio di Lampard per l’ivoriano che approfitta dell’incertezza di Silvestre e non da scampo al portiere avversario. L’Arsenal cerca lo sprint che gli possa consentire il pareggio ma non riesce a superare il muro dei Blues. All’ultimo minuto ci prova Arshavin. Riceve in area e tira ma la sua conclusione è deviata in corner. È l’ultima occasione del match fino al fischio finale dell’incontro. C’era una volta l’imbattibilità dell’Arsenal in FA Cup contro il Chelsea, durava da oltre 60 anni. Da questa sera non c’è più, un guizzo di Drogba ha scritto una pagina diversa nella storia dei confronti tra le due squadre.

Arsenal – Chelsea 1-2 (p.t. 1-1)
Arsenal: Fabianski 5; Ebouè 5,5; Tourè 6; Silvestre5; Gibbs 6; Denilson 6 (40’ s.t. Nasry s.v.); Fabregas6; Diaby 5; Walcott 6,5; Adebayor 5,5 ( 37’ s.t. Bendtner s.v.) Van Persie 5,5 (30’ s.t. Arshavin 5,5). All: Wenger
Chelsea: Cech 6; Ivanovic 6; Terry 6,5; Alex 6,5; Cole 6; Essien 6; Ballack 6; Lampard 6,5; Anelka 6 ( 36’ s.t. Kalou 6; Drogba 7,5; Malouda 7: All: Hiddink
Arbitro: Atkinson

Marcatori: 18’ p.t. Walcott (A); 32’ p.t. Malouda (C); 39’ s.t. Drogba (C).
Ammonizioni: 38’ p.t. Ivanovic (C); 44’ p.t. Ballack (C); 27’ s.t. Denilson (A); 39’ s.t. Drogba (C); 42’ s.t. Tourè (A).